25 de marzo de 2009

Un gel e batteri Ogm contro l’Aids

Hiv, le nuove strategie allo studio

Il primo alleato contro l’infezione da Hiv è sempre, allo stato attuale dell’arte, l’utilizzo del profilattico. Sono però allo studio alcune alternative che fanno ben sperare per il futuro: tra queste ci sono alcune sostanze ad azione microbicida che la donna potrebbe usare localmente per proteggersi dall'infezione.

Secondo Antonio Siccardi, membro della commissione Aids, intervistato dal quindicinale ''Il Bisturi'' a proposito dell’intervento del Papa in occasione del suo viaggio in Africa, ''il gel microbicida potrebbe essere una strategia alternativa”.
Come spiega Luca Vangelista, ricercatore del San Raffaele e collaboratore di Siccardi, “la migliore strategia contro l'Hiv sarebbe un vaccino”, anche se, purtroppo si tratta di una prospettiva ancora difficile da mettere in pratica.
La possibilità più realistica per prevenire l’infezione è trovare dei microbicidi che agiscano sulle mucose vaginali e anali uccidendo il virus prima che possa infettare l'organismo. Diverse le strategie allo studio, tra cui pomate e anelli vaginali, ma anche una terza via in fase di analisi proprio al San Raffaele. ''Mediante l'ingegnerizzazione - ha spiegato Vangelista - alcuni batteri vaginali sono stati indotti a produrre proteine capaci di contrastare il virus. I primi studi sulle scimmie hanno dato risultati incoraggianti: dopo 3-4 settimane dalla somministrazione dei batteri ci sono ancora proteine anti-Hiv nella mucosa”. L'ipotesi è  dunque quella di arrivare a una formula per avere una protezione dall'infezione con una o due somministrazioni al mese. I microbicidi, o comunque altre sostanze ad azione topica, potrebbero essere inseriti periodicamente in vagina per mezzo di appositi ovuli per ottenere la protezione  dall'infezione. "Questo permetterebbe alle donne di difendersi anche nel caso in cui il maschio rifiuti di collaborare”. Ma, precisa Vangelista, siamo ancora in una fase iniziale dello studio: "Bisognerà verificare che queste proteine siano in concentrazioni sufficienti per impedire l'infezione e quindi provare a partire con la sperimentazione su volontari; nel frattempo speriamo anche di poter contare anche sui finanziamento dell'Unione europea e dell'Iss".
Si stima che siano ben 120mila gli italiani sieropositivi che ignorano di esserlo e arrivano troppo tardi al test. Un sommerso enorme che è stato messo in evidenza da Stefano Vella dell'Istituto superiore di sanità, in occasione dell’Hiv Summit Italia 2009 alla presenza dei politici e dei massimi esperti italiani della malattia.
Il problema della disinformazione e della trascuratezza sull'effettuazione del test non riguarda solo l'Hiv ma tutte le malattie sessualmente trasmesse: "Sono ben un milione, secondo i dati Oms, i casi di malattie sessualmente trasmissibili accertate in Italia, spiega Giampiero Carosi, direttore istituto di malattie infettive e tropicali dell'Università di Brescia e presidente Simast, delle quali sono solo 8 mila le notificate".

tgcom

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