28 de mayo de 2008

Italiani all'estero, Alfredo Mantica: "Possibili confronti e sinergie importanti con l'assemblea dei giovani italiani nel mondo, i parlamentari eletti all'estero e il Cgie"

 

manticaRoma - "Sono soddisfatto della delega per gli italiani nel mondo. Si tratta di una tradizione di Alleanza Nazionale che risale al mio amico Mirko Tremaglia, che conosco da quando ero ragazzo. Per questo provo una certa soddisfazione a ricoprire questo incarico". Queste le parole del sottosegretario agli Affari Esteri Alfredo Mantica a cui è stata affidata, tra le altre, la delega per gli italiani nel mondo.

Mantica aveva già ricoperto la carica di sottosegretario agli Affari Esteri nel precedente governo Berlusconi dal 2001 al 2006, ma con la deleghe Mediterraneo e Medio Oriente, Africa e Cooperazione: "Questa delega la sento come un importante dovere - ha dichiarato Mantica -, ma è un'area che devo approfondire e conoscere meglio, anche attraverso gli incontri con i rappresentanti degli italiani all'estero".

Il ministro Tremaglia sarà sicuramente un punto di riferimento importante per il sottosegretario Mantica che afferma: "Mirko è una risorsa insostituibile e un aiuto prezioso per me in questo momento".

"Tremaglia - prosegue Mantica - teneva ad avere un Ministero senza portafoglio per gli italiani nel mondo. Questo non è stato possibile anche a causa dalla decisione imposta dal precedente governo che ha ridotto il numero dei ministeri". Questa scelta potrebbe avere anche ricadute positive, dal momento che la delega potrebbe dare più agilità nella risoluzione delle questioni degli italiani all'estero: "diciamo - ha risposto il sottosegretario - che ci troviamo nella continuità, ma iniziamo a muoverci anche in senso diverso, più moderno, ragionando con il mondo che cambia".

Oltre alla delega per gli italiani nel mondo, il sottosegretario agli Affari Esteri ha insistito molto per avere l'esercizio della presidenza della commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all'estero e i rapporti con l'Unione europea: "Credo si possano creare delle sinergie importanti tra queste realtà. Per quanto riguarda l'Europa, è lì che risiede la maggioranza degli italiani all'estero. Per questo motivo andrò spesso in Europa, oltre che in Sud America e nelle altre circoscrizioni. E poi sono molto interessato alla questione dell'integrazione europea, anche se esula dalle questioni dei connazionali nel mondo".

"Sinergie importanti si possono e si devono creare - ha proseguito Mantica - attraverso il confronto con due realtà importantissime, per esempio con l'assemblea dei giovani italiani nel mondo, trasformandolo in uno strumento di rappresentanza per far emergere le necessità e i bisogni anche di che è nato all'estero e non solo di chi è emigrato. Occorre ragionare e mantenere vivo il rapporto anche con loro".

Gli altri elementi di confronto sono i 18 parlamentari eletti all'estero, che il sottosegretario incontrerà alla Farnesina, e il Cgie.

Una delle questioni che il sottosegretario Mantica vuole affrontare al più presto è quella relativa al sistema elettorale dei residenti all'estero: "Attraverso i vari confronti, cercheremo di capire quali parti è necessario modificare per evitare situazioni di tensione come quelle che si sono venute a creare anche dopo queste ultime elezioni. Una cosa è certa: quello del voto all'estero è un sistema che va rodato e meglio definito".

NEWS ITALIA PRESS

LIBERATO GIUSEPPE MAINOLFI e PAOLA DI OTTOBRE

 

Per entrambi sarebbe stato pagato il riscatto. "Stanno bene", riferisce la polizia; ma la donna, che era incinta, avrebbe perso il figlio. Il commissario Luna (CICPC) sul caso Mainfoli: “Sono stati criminali comuni, siamo sulle loro tracce”

CARACAS – Giuseppe Mainfoli e Paola Di Ottobre sono tornati in libertà. Fonti di polizia affermano che entrambi “stanno bene”; la donna, che era incinta di due mesi, avrebbe perso il figlio. In ambedue i casi sarebbe stato pagato il riscatto.

Mainfoli era stato rapito lo scorso 13 maggio, nel Trujillo. Ieri è stato liberato in località Los Venados; nel pomeriggio, i suoi carcerieri lo avrebbero abbandonato, legato e imbavagliato, in un punto dove attendeva un amico del rapito, che lo ha raccolto e portato in ospedale. A ieri, la polizia non aveva ancora interrogato Mainfoli, il quale – a quanto riferito dal commissario Luna del CICPC – è in buone condizioni di salute, a eccezione di un persistente mal di schiena. “Siamo convinti che responsabili del sequestro siano criminali comuni. Siamo sulle loro tracce” assicura Luna, secondo cui era solo questione di tempo prima che i sequestratori rilasciassero spontaneamente l’ostaggio a causa della pressione della polizia.

Pochissime le notizie sul caso di Paola Di Ottobre, la cui liberazione è invece avvenuta nella serata di martedì, nei pressi di Maracaibo, dove era stata rapita giovedì scorso da uomini armati che si erano introdotti nell’ambulatorio medico in cui la donna lavora. La Di Ottobre era incinta di due mesi; il suo sequestro ha seguito di una settimana quello che è stato il primo sequestro di una donna incinta, Yesenia Medina, che è ancora prigioniera. Il giorno seguente al rapimento Medina, i titoli dei giornali della capitale zuliana sottolineavano questa sorta di ultimo oltraggio perpetrato dalla virulenta criminalità venezolana; adesso, dopo la triste replica con la Di Ottobre, si è costretti a razionalizzare tali episodi: la criminalità, spiegano gli esperti, sta prendendo di mira come vittime dei sequestri i soggetti deboli – malati, bambini o, appunto, donne incinta – per creare una situazione di pressione ancora maggiore sui familiari delle vittime. Né la frequenza di questo flagello accenna a diminuire: è di ieri la notizia di altri due sequestri – il 42º e il 43º dall’inizio dell’anno – nello Zulia, vittime una donna di 47 anni e una ragazza di 19.

Ieri era a Maracaibo l’esperto antisequestro attualmente in forza all’ambasciata italiana in Venezuela, il maresciallo dei Carabinieri Giuseppe Scrima. Resta per lui ancora da seguire almeno un altro caso, quello di Giacomo Cunsolo, di cui non si hanno notizie dallo scorso marzo.

Enrico De Simone - 28/5/08//La Voce d´Italia

27 de mayo de 2008

CGIE: giovani e associazionismo - dal Venezuela di Ugo Di Martino

 

"Oggi, dopo diverse riunioni, si é ottenuto dal governo lo stanziamento di fondi per una prima Conferenza Mondiale che dovrebbe tenersi nel corso del 2008"

di Ugo Di Martino

Nel corso delle riunioni degli ultimi anni, il CGIE ha individuto due temi tra loro correlati che meritavano una trattazione completa: l’avvicinamento dei giovani, soprattutto delle ultime generazioni, alla rete associativa all’estero, verso la quale non sembrano né interessati né tanto meno coinvolti, ed il potenziamento dell’associazionismo.

Lo si legge nell’intervista rilasciata giorni fa alla Voce D’ Italia da Jhonny Margiotta, con il quale abbiamo instaurato fin dall’inizio un dialogo costruttivo. E´un giovane italo venezuelano che é impegnato nel processo d’avvicinamento dei giovani connazionali al mondo italiano, giovani che si sentono sempre piú vicini alla realtà del paese in cui vivono, dimenticando o addirittura tralasciando  quella dei loro padri.

Il CGIE ha reso possibile che i giovani di tutto il mondo, partecipassero alle loro assemblee, in qualità d’esperti, per far conoscere il loro pensiero e cosa pensassero dell’Italia e del paese in cui sono nati i loro avi.

Oggi, dopo diverse riunioni, si é ottenuto dal governo lo stanziamento di fondi per una prima Conferenza Mondiale che dovrebbe tenersi nel corso del 2008.
Leggendo l’intervista a Margiotta ed anche la lettera di un connazionale, pubblicata lo scorso 21 sulla Voce D’Italia, nella quale si lamentava il mancato invito dei rappresentanti delle associazioni alla riunione Continentale del CGIE, mi viene spontaneo chiedermi: cosa abbiamo fatto perché in Venezuela i nostri connazionali  si  sentissero piú partecipativi al mondo associazionistico e quindi piú interessati al rapporto con la nostra terra d’origine? Siamo riusciti a svegliare l’interesse verso il paese d’origine e a creare cultura “italiana”, soprattutto tra i giovani di seconda e terza generazione?

Premetto che gli inviti alle riunioni Continentali sono aperti a chi interessa, basta consultare il sito del CGIE, per essere informati dalle attività da esso svolte.   Tornando al discorso iniziale, le considerazioni che mi vengono da fare, sono varie.

1) Scuole di lingua italiana: riescono nel loro intento di insegnare la lingua italiana e a  trasmettere cultura italiana? Questi giovani hanno un reale interesse verso l’italia?In questo senso, potrebbe rispondere meglio di tutte le altre la scuola Codazzi, che segue e forma  i nostri ragazzi dalla scuola media fino alla fine del liceo. Ma una volta concluso l’iter scolastico questi giovani hanno ancora interesse verso il sistema Italia? Mostrano interesse a far parte d’associazioni italiane? Inoltre, siamo sicuri che le  associazioni o i centri sociali o gli istituti di cultura, che dovrebbero essere il punto d’incontro delle nuove generazioni, rispondano a questo scopo?

2) I Comites: nelle loro funzioni e nel loro compito fondamentale di promuovere l’italianità e che ricevono anche contributi per il loro funzionamento, lavorano effettivamente in questa direzione? Sono riusciti a coinvolgere le comunità e le nuove generazioni? Quali manifestazioni culturali e sociali che interessano la comunità italiana  organizzano? E qual é la partecipazione reale dei connazionali a questi eventi?

3) Come funziona il sistema informativo? I giornali in lingua italiana che scrivono di politica, attualità, sport ecc. sono veramente letti?  Rai International, oggi Rai Italia, arriva veramente a tanti italiani o solo a quanti sono in grado di pagare il canone mensile? Quanti giovani sono interessati all’ascolto? Che programmi guardano? Inoltre, a  me sembra che RAI Italia abbia poco interesse verso gli italiani residenti in Venezuela, di cui parla solo eccezionalmente. Pochissime volte ha interpellato i membri o i rappresentanti di tale comunità.

4) CGIE (Consiglio Generale Degli Italiani All’Estero): quali sono le sue funzioni specifiche? Esso é un organo consultivo e di rappresentanza, che funge da raccordo tra Comites, Comunitá e Ministero degli Esteri. Ma questo suo ruolo, sfocia poi in qualcosa di concreto? I connazionali sanno della sua esistenza o le attivitá da esso svolte che molte volte rimangono tra le pareti della burocrazia?  Come consigliere di tale organismo auspico una sua riforma ed una sua elezione diretta.

5) Le camere di commercio italo-venezuelane e quelle regionali (se n’esistono), quale attività svolgono? Quali sono le loro funzioni e che tipo di relazione creano tra gli imprenditori italiani e quelli qui residenti? Per quanto ne so, la maggior parte degli imprenditori che vivono in  questo Paese, non si rivolgono ai canali tradizionali per chiedere servizi o informazioni, o per creare un’impresa, bensì ricorrono ad altri tipi d’informazione o si rivolgono personalmente alle imprese italiane con cui stipulano contratti diretti. Il  made in Italy é dunque da attribuire  all’iniziativa personale e privata?

Il problema di risvegliare l’italianità non riguarda peró solo le ultime generazioni. Occorre riavvicinare alla nostra cultura anche quegli italiani residenti qui da tempo e che sono assenti dal nostro tessuto sociale, dalle associazioni, dagli istituti di cultura e adoperarci perché si rafforzino i rapporti col nostro paese d’origine. Le proposte ci sono, i fondi vengono stanziati, impegniamoci dunque per renderli piú concreti.

26 de mayo de 2008

L'EDITORIALE DI MAURO BAFILE DIRETTORE DELLA VOCE D'ITALIA

Una tragica realtà

Ancora un sequestro. Dopo quello del connazionale Giuseppe Mainfoli, avvenuto poco più di una settimana fa nello Stato Trujillo, la cronaca registra il rapimento della dottoressa Paola Di Ottobre, di 38 anni, da due mesi incinta.

La malavita, quindi, torna a colpire di nuovo nel cuore della nostra Collettività. E lo fa in una regione, quella occidentale del Paese, in cui il sequestro, più che altrove, è un “business” assai redditizio; la vita delle vittime una semplice merce di scambio; e la nostra una delle Comunità più colpite.

Semmai ci fosse qualche dubbio, i numeri parlano chiaro. La matematica, si sa, non è un’opinione. Con il rapimento della dottoressa Di Ottobre, sono 43 i sequestri nello Stato Zulia, dall’inizio dell’anno a oggi. In altre parole, una media di un rapimento ogni quattro giorni. Delle 43 vittime, 6 sono italiane e, di queste, due ancora in mano dei delinquenti. Se poi ci si allarga a tutta la regione occidentale, i sequestri di connazionali si incrementano a 7: uno ogni ventidue giorni. E il numero dei cittadini italo-venezolani ancora in mano dei malviventi sale a tre.

Sono queste cifre preoccupanti che dicono tanto sul dilagare della delinquenza e dell’importanza dei sequestri come fonte di guadagno della malavita organizzata o no. Sono statistiche che inquietano una Collettività che si chiede perché si indugia ancora tanto ad assegnare un esperto antisequestro permanente allo Stato Zulia; un esperto antisequestro che faccia capo al Consolato di Maracaibo e con competenza per la regione occidentale del Venezuela. Si chiede anche perché in cinque mesi e con ben 7 rapiti, l’esperto antisequestro si sia fatto presente nello Zulia solo tre volte. La domanda la si ripete sottovoce dallo Zulia al Táchira, da Merida a Trujillo, ed è sempre la stessa: perché l’esperto non si reca tempestivamente sul posto ogni qualvolta un connazionale è vittima di sequestro, per offrire alle famiglie colpite dalla tragedia assistenza, un consiglio o più semplicemente una parole di conforto? Perché non far sentire, anche con la sola presenza, la solidarietà dell’Italia a chi soffre sulla propria pelle la piaga del sequestro?

Oggi dovrebbe arrivare a Maracaibo il nuovo esperto antisequestro assegnato dall’Unità di Crisi della Farnesina che dirige la dottoressa Elisabetta Belloni. Così il maresciallo dei Carabinieri, Giuseppe Scrima, potrà prendere i primi contatti con le autorità di polizia locale, ascoltare le esigenze dei connazionali e rendersi conto di quanto si senta trascurata e abbandonata al proprio destino la nostra Collettività nella provincia.

Appello alle Istituzioni per attivare una delega assessorile in favore dei pugliesi nel mondo

 

26-05-2008 18:05:37

Bari - Si è svolto stamattina, nella Sala Consiliare della Provincia di Bari, il primo di un ciclo di seminari dedicati ai pugliesi nel mondo. L'iniziativa, organizzata dal Crate, Centro Regionale Assistenza e Tutela degli Emigranti, organizzazione internazionale no profit,  con il patrocinio di Regione Puglia, Provincia e Comune di Bari e il Rotary di Puglia e Basilicata, è stata l'occasione per lanciare un appello a tutte le Istituzioni pugliesi affinché attivino una delega assessorile in favore dei pugliesi nel mondo.

Il Dr. Antonio Peragine si attiverà presso gli Enti locali della Regione Puglia per promuovere questa figura politica che sia sensibile a questa problematica, che possa seguire da vicino le attività inerenti all'emigrazione e l'immigrazione. La finalità di questa richiesta dell'Assessore con delega per l'Emigrazione e l'immigrazione, AIRE, gemellaggi, scambi culturali è quella di sostenere iniziative in favore degli emigrati, dei rimpatriati degli immigrati e nello stesso tempo promuovere i nostri territori presso le comunità dei corregionali sparse nel mondo, in particolare, a sostenere le attività volte alla conoscenza e alla valorizzazione delle tradizioni locali, della lingua e della cultura italiana.

"E' un'altra Puglia quella che risiede fuori regione - ha dichiarato il Presidente del Crate, Antonio Peragine - ma spesso non sono informati sui loro diritti nei Paesi in cui vivono e delle possibilità di sviluppo della nostra Regione Puglia. Ecco perché c'è bisogno che le Istituzioni pugliesi, a tutti i livelli, si attivino in ogni modo e con ogni mezzo". La Regione Puglia, con il suo Assessore ai flussi migratori , Dr.ssa Elena Gentile, ha promosso molte attività per riavvicinare i pugliesi fuori regione, ma è necessario integrare questa attività, pertanto, gli Enti locali sono chiamati a rispondere: i Comuni, le Province, le Comunità Montane, le scuole  devono fare la loro parte e non essere semplici spettatori.

In Puglia, nel Meridione, in Italia, la realtà del fenomeno, le condizioni nelle quali vivono gli italiani residenti all'estero, le asperità che hanno dovuto affrontare, l'apporto che hanno dato alla crescita del paese che li ha accolti, ma anche alle sue relazioni con quello di provenienza, sono assai poco conosciuti. Del tutto inesplorate restano le potenzialità che le comunità residenti fuori dalla Regione possono esprimere per lo sviluppo economico e sociale della Puglia.

Il Centro Regionale Assistenza e Tutela degli Emigranti - C.R.A.T.E.  ha evidenziato più volte la "necessità di un diverso e più solidale modo di porsi della società pugliese e delle sue istituzioni nei confronti dei propri componenti lontani; rapporto che sarà tanto più produttivo quanto più sarà diffusa la conoscenza del fenomeno, le sue conseguenze sui singoli e sulle collettività, le prospettive positive che, con una maggiore attenzione, possono concretizzarsi", si legge nella nota odierna del CRATE.

"La consapevolezza che le comunità dei pugliesi emigrati e italiana in generale, se si saprà valorizzarle idoneamente e rispondere alle loro esigenze e domande, possono svolgere un ruolo attivo per il sostegno e per la movimentazione dell'economia regionale - stimolando scambi culturali, conoscitivi,  economici - va diffondendosi e rafforzandosi. Un solo dato, senza dubbio, è sufficiente per indicare automaticamente la consistenza dell' "altra Puglia" e dare la misura del gravissimo spessore che tuttora riveste per la Regione la "questione emigrazione": oltre mezzo milione di corregionali vivono fuori dal territorio regionale".

Considerando soltanto coloro che sono ancora in possesso della cittadinanza italiana, che, se si aggiungono gli "oriundi" il totale ammonta a qualche milione, 2/300 mila vivono nelle altre Regioni italiane; circa 300.00 mila pugliesi vivono all'estero ed iscritti all'AIRE - anagrafe italiani residenti all'estero al 17.04.07, dati AIRE su una popolazione residenti in Puglia di circa 4.069.869 al 2007.

Il Dr.Peragine ha anche affrontato il tema delle rimesse degli emigranti, affermando che non esiste, però una politica di tutela di tali risparmi e di stimolo ad in impiego finalizzato alla promozione economica ed ambientale delle zone di afflusso, nonostante il riconoscimento del loro valore. Il CRATE è divenuto un punto di riferimento certo per i puglisi del mondo.

"I rotariani sparsi nel mondo sono 1 milione e 200mila - ha detto Alberto D'Abbicco, in rappresentanza del Governatore del Rotary distretto di Puglia e Basilicata e Presidente della Commissione di Interesse Pubblico - e i nostri Club sparsi nei cinque continenti sono 32mila. Sentiamo che all'estero c'è un grande bisogno di aiuto per i  nostri pugliesi e noi facciamo il possibile attraversi i nostri Club per raccogliere richieste e trovare soluzioni ma tutto questo non basta se non disponiamo anche del forte supporto del mondo delle Istituzioni con cui si potrebbero creare delle importanti strategie comuni".

All'incontro erano presenti, tra gli altri, il Presidente del Consiglio provinciale di Bari, Marco Sportelli, Prof., Luigi Di Comite dell'Università degli Studi di Bari, il Prof. Paolo Leoci, dell'Università degli Studi di Lecce,  il Dirigente dell'Ufficio Scolastico Provinciale di Bari, Fabio Scrimitori, Angela Scianatico, Profin Service-  Piani strategici di area vasta della Regione Puglia; Antonio CAvallo,  Assessore Comune di Nardò-AIRE-GEMELLAGGI; Avv. Riccardo Figliolia, Segretario Generale CONFAPI e  Consigliere AICAI -Ente della C.C.di Bari, e la Preside - Giornalista, Bianca Tragni, moderatrice dell'incontro.

fonte: news italia press

22 de mayo de 2008

Alla Conferenza triennale dei lucani nel mondo il primo Forum dei giovani

Eletto un coordinamento di rappresentanti di area. I giovani lucani chiedono corsi di italiano, sportello del turismo, scambi interculturali

POTENZA - Predisporre apposite politiche per i giovani discendenti dei lucani all’estero ritenuti un elemento indispensabile per la vitalità del tessuto associazionistico costruito con tanto impegno nel corso degli anni dagli emigrati di prima e seconda generazione. “Era uno degli impegni del programma delle attività 2007 della Commissione regionale dei lucani all’estero per il qulogo ale – ha sottolineato con soddisfazione il presidente Pietro Simonetti – abbiamo lavorato tanto durante questi mesi e che, oggi, con la presenza di oltre 50 giovani diventa il presupposto per costruire tutti insieme una sede di discussione attiva e costruttiva ”.

Durante la Conferenza triennale si è tenuto il primo Forum dei giovani lucani all’estero. Giovani provenienti da tutto il mondo hanno dato vita ad un proficuo incontro durante il quale, alla presenza del rettore dell’Università degli studi della Basilicata, Antonio Mario Tamburo, sono stati tracciati possibili percorsi da intraprendere nei prossimi mesi per rinsaldare ancora di più il legame tra la terra d'origine e i cittadini emigrati e per creare occasioni di confronto.

I giovani hanno eletto un coordinamento formato da rappresentanti di area. Per il Sud America è stato nominato Hugo Pugliese, per il Nord America Gianluca Ricciarelli per l’Australia Tony Fasanella e per l’Europa Vito Lazatera.

Durante l’incontro hanno proposto che si realizzino nei paesi di appartenenza corsi di italiano base e uno sportello del turismo. Altra proposta è che si attivino scambi interculturali per rafforzare i rapporti tra la Basilicata e le tante Basilicate sparse nel mondo. “I giovani lucani – hanno sottolineato – potrebbero essere ospitati presso le famiglie di lucani residenti all’estero e i discendenti dei lucani potrebbero essere accolti presso i nuclei familiari residenti in Basilicata”.

“E’ un momento molto importante questo – ha dichiarato Simonetti - e sono sicuro riuscirà a stimolare ancor di più la curiosità dei ragazzi per la lingua, le tradizioni e la 'terra' di Basilicata. Un'occasione di incontro e ripresa di contatto con la terra d'origine, ma anche il giusto modo per sottolineare l'importanza che i lucani all'estero e le loro associazioni hanno per la promozione della cultura, dei valori, delle attività e dell'immagine della Basilicata all'estero”. (Inform)