27 de mayo de 2010

VISITA MINISTRO FRATTINI IN VENEZUELA: DOCUMENTO PROPOSITIVO GIOVANI “AGIV”

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Caracas, 27 maggio 2010.

Onorevole Ministro.

Sono lieto di portarLe il saluto di centinaia e centinaia di giovani italo-venezuelani e discendenti iscritti all'Associazione Giovani Italiani in Venezuela (AGIV) di cui sono presidente e della cui giunta direttiva fanno parte per il 70% di giovani che hanno partecipato alla Conferenza Mondiale dei Giovani Italiani nel Mondo. É un'Associazione, dunque, viva espressione di quella Conferenza che non poteva rimanere un'esperienza isolata.

Giá nelle Assemblee continentali del CGIE, a Guayaquil e a Caracas, ho avuto modo di presentare i dubbi e le incertezze dei giovani del Venezuela e dell'America Latina in genere, avanzando anche proposte che poi sono state riportate nel documento finale della Conferenza Mondiale.

I giovani del Venezuela, anche quelli di terza e quarta generazione, siamo orgogliosi delle nostre origini italiane. Pur avendo perso la lingua italiana per ovvi motivi, portiamo nella nostra indole i valori dei nostri padri e nonni, che ci contraddistinguono in qualsiasi parte del mondo: la famiglia, il lavoro, l'onestá, la creativitá, lo spirito di intrapresa.Lo dicono i dati e la storia: l'emigrazione italiana in Venezuela é una delle poche in Latino-America che ha contribuito enormemente all'economia italiana del dopo guerra, inviando rimesse costanti alle famiglie lasciate in Patria. Ci sentiamo quindi uniti alla nostra terra d'origine, verso la quale nutriamo un grande affetto e ammirazione. Affetto che nutriamo comunque verso questa terra che ci ha visto nascere e dove vorremmo continuare a vivere apportando tutto il nostro impegno affinché possa diventare un grande Paese, colmo di opportunitá per tutti, come lo é sempre stato.

Ma gli avvicendamenti degli ultimi anni, in tema socio-politico ed economico, sono motivo di grandi interrogativi, causando tra i giovani un clima di incertezze sul nostro futuro: la criminalitá organizzata e la micro-criminalitá attanagliano la popolazione in un ambiente di terrore psicologico costante; gli espropri perpetrati contro la proprietá privata causano il depauperamento istantaneo di centinaia di famiglie; la martellante propaganda ideologica a favore di un sistema economico a carattere socialista, é causa di contrapposizione tra classi sociali; i sempre piú severi controlli di cambio di valuta estera e il veto alle importazioni di molti articoli considerati di "lusso", ma in realtá necessari alla produzione nazionale di articoli di prima necessitá, causano la paralisi di attivitá sia di grande che di media impresa.

Si fa sempre piú vivo dunque il desiderio di molti giovani di emigrare, cosí come i propri progenitori, in terre dove si offrano maggiori possibilitá di vita decorosa. E il Paese a cui si guarda con attenzione é l'Italia, dove permangono i nostri affetti e legami famigliari, dove ne condividiamo la cultura ed i valori. Tornare in Patria per i giovani del Venezuela non é un "pallino", come qualcuno -ignaro delle avversitá che affrontiamo in questa terra- pensa, bensí é un'esigenza. Ma ci sono mille intoppi che ci impediscono di realizzare i nostri sogni.

Non dimentico una sua affermazione, nel dicembre 2008 durante la Conferenza Mondiale Giovani Italiani nel Mondo in un intervista al programma “Otto e Mezzo” condotto da Lilli Gruber e Federico Guiglia (alla quale ebbi il piacere di partecipare rappresentando il Venezuela). Lei disse che: “L'Italia, a coloro che vogliono rientrare in Patria, deve far di tutto perché rientrino, coloro invece che vogliono restare perché sanno che stanno facendo bene, continuino a onorare l'Italia all'estero”.

Al riguardo, ci aspettiamo dall'Italia delle agevolazioni come per l'acquisto della prima casa. Cambiare le norme di assegnazione dei crediti bancari é indispensabile giacché per acquistare un immobile si deve dichiarare di avere un reddito in Italia, impensabile per uno studente o per chi non ha avuto la fortuna di inviare valuta in Italia. Inoltre, a chi giá possiede un immobile continuando a vivere all'estero, non viene piú riconosciuta l'esenzione dell'ICI e per gli italiani in Venezuela che non hanno la possibilitá di cambiare la valuta, ció comporta enormi difficoltá.

Altro grande problema per i giovani italo-venezuelani, é grande caos e la burocratizzazione che accompagna il processo del riconoscimento dei titoli di studio nelle esperienze di scambio e arricchimento formativo. Questi giovani, sono per lo piú laureati e altamente specializzati nelle loro professioni, ma in Italia non viene riconosciuto il loro titolo di studio, vanificando i lunghi anni di studio ed impegno per eccellere nelle loro attivitá future.

Ci sono tanti altri giovani invece, che per colpa del destino, non hanno la possibilità di emigrare e devono rimanere, ad "Onorare l'Italia". Sono per lo più Studenti, Professionisti, commercianti e piccoli imprenditori. Ma, viste le difficoltá giá menzionate, é necessario intraprendere l'idea della “valorizzazione delle le risorse umane Italo-Venezuelane”. Grazie alla Sua visita e all'interessamento del Premier Silvio Berlusconi, sappiamo che si stanno firmando accordi bilaterali favorevoli alle imprese italiane. Ció é senza dubbio motivo di orgoglio per i connazionali in Venezuela. Ma i giovani?

Come é stato evidenziato nella Conferenza Mondiale Giovani Italiani nel Mondo, cito dal testo del documento finale della commissione tematica “mondo del lavoro e lavoro nel mondo” le seguenti considerazioni:

“In questo momento di crisi internazionale, il valore del lavoro assume importanza fondamentale.
Per avere delle politiche del lavoro è però indispensabile mettere a pieno regime le Istituzioni presenti all’estero che ci sono e in quantità:

  • Camere di Commercio;
  • Istituto per il Commercio con l’Estero;
  • Patronati;
  • Consolati;
  • associazioni italiane.

Sono Istituzioni che lavorano in maniera indipendente l’una dall’altra, con competenze spesso sovrapposte, per cui è necessario metterle in rete e in sinergia per valorizzarne gli sforzi.
Unendo l’idea di una politica per l’impiego degli italiani all’estero con la valorizzazione delle istituzioni e delle associazioni già esistenti nel territorio, l’ipotesi di lavoro da noi indicata è la seguente:

  1. da un lato raccogliere la richiesta di risorse umane delle imprese, utilizzando le entità che sono vocazionalmente portate alla relazione con queste, pensiamo in particolare all’ICE e alle Camere di Commercio. Queste dovrebbero mappare in modo dettagliato le esigenze dei profili professionali richiesti e porle in un sistema informatico;
  2. per quanto concerne l’offerta, utilizzare i Patronati (considerando anche la recente modifica della Legge n. 152/2001), le associazioni “certificate” e i Consolati che inserirebbero i dati dei profili offerti dai concittadini nello stesso sistema. I concittadini si recherebbero presso tali Istituzioni rispondendo ad un’“obbligatorietà” di iscrizione mirata all’ottenimento di una base dati specifica sulla materia del lavoro e comprendente dati – quali condizione lavorativa, professione, esperienze, altro – rinnovandoli poi annualmente.

Il sistema è unico per tutti, le informazioni inserite da un soggetto sono totalmente condivise dagli altri. Per quanto riguarda la costruzione dell’interfaccia di raccolta delle informazioni relative ai profili, si può mutuare da quella già utilizzata dal Ministero del Lavoro in Italia per i centri per l’impiego, oppure solo fare un collegamento simile a quello che utilizza la piattaforma “Easy” con la quale si trasmettono le informazioni dai Patronati all’estero all’INPS. Considerando l’incrocio esistente tra i dati INPS, Ministero del Lavoro e Ministero delle Finanze, il Governo avrebbe un’informazione completa sulla condizione di tutti gli italiani all’estero.

La sola riorganizzazione delle strutture non sarebbe sufficiente se non si decidesse a livello centrale di attuare una politica di responsabilizzazione di quelle imprese – grandi, piccole e medie – che investono all’estero affinché considerino l’utilizzo delle risorse umane italiane presenti nel Paese di riferimento. È impensabile che imprese come l’ENI sbarchino in Sudamerica con migliaia di posti di lavoro disponibili e nessuno di questi arrivi agli italiani all’estero in forma strutturata e coordinata. Rimarremmo l’unico Paese europeo all’estero a non avere una politica di questo genere a fronte delle eccellenze della Germania e della Francia, per esempio. Questo sistema non sarebbe di aiuto solo per l’impiego degli italiani all’estero ma un sicuro vantaggio per l’impresa che si trova a lavorare con una cultura simile e sistemi di valore condivisi, con tutte le conseguenze positive che ne derivano in termini di produzione e radicamento nel tessuto sociale del territorio.

I benefici del sistema ora esposto sono enormi. Per quanto riguarda l’ICE e le Camere di Commercio questi verrebbero a prestare un servizio prezioso per le imprese aggiungendo valore al loro ruolo di sostegno. I Patronati vedrebbero rinnovata la loro funzione di assistenza ai concittadini all’estero, rivolgendosi ad un pubblico giovane finora pressoché ignorato. L’associazionismo italiano all’estero si vedrebbe riconosciuto un ruolo fondamentale di miglioramento e di supporto alla situazione sociale della comunità italiana, con la possibilità di avvicinare le generazioni giovani demotivate da istituzioni che non vengono loro incontro nelle problematiche fondamentali quali, in primo luogo, il lavoro.

Ma al di là dei benefici per ogni singola istituzione, il valore aggiunto consisterebbe nell’avere finalmente un “Sistema Italia” per il lavoro degli italiani all’estero, di avere delle istituzioni che lavorano in collaborazione, di avere un database aggiornato da cui trarre le direttive per politiche di formazione per il lavoro efficienti, di avere una comunità italiana (soprattutto giovane) motivata e soddisfatta dalla presenza delle entità operanti nel territorio."

La richiesta che vengo a presentarLe, é dunque chiara: nei protocolli di investimenti di imprese italiane in Venezuela, venga inserito un capitolo in cui si proponga al Paese locale l'impiego di un tot percento di giovani di origine italiana e sia l'ICE sia i Consolati provvedano ad informare esaurientemente in tutto il Paese delle offerte di bando di concorso indirizzato ai giovani italo-venezuelani.

Infine, veniamo a conoscenza della tendenza da parte del governo italiano, di porre dei limiti al riconoscimento della cittadinanza italiana ai discendenti fino alla quarta generazione.

Onorevole Ministro, come giá detto, i giovani italici in Venezuela ci sentiamo orgogliosi delle nostre origini e vorremmo perpetuare questo nostro orgoglio, la nostra cultura, la nostra lingua, le nostre tradizioni, i nostri valori, attraverso i nostri figli. Chiediamo a viva voce di non deluderci, di non respingerci, di permetterci di mantenere un legame insito nella nostra natura con l'Italia. Ció senza dubbio sarebbe di grande significato per noi residenti all'estero, ma sarebbe altresí un ritorno per l'Italia stessa, anche economico. Ci siamo sentiti dire da tanti anni di essere i veri Ambasciatori dell'Italia nel mondo. Ponendo dei limiti alle generazioni, gli ambasciatori alla fine si estingueranno. L'Italia deve mantenere pertanto aperti i propri confini, investendo all'estero le proprie risorse, quali manifestazioni culturali, attraenti offerte turistiche, ma soprattutto l'insegnamento della lingua italiana. Quest'ultima in particolare registra un sempre maggior incremento delle richieste a fronte di una grande carenza di insegnanti in loco. É necessario uno sforzo in piú per formare nuovi insegnanti possibilmente in Italia con l'apporto delle Universitá, a costi ridotti, affinché possano portare in Venezuela, in particolare nelle zone interne del Paese, il loro contributo. Di grande rilievo, come ho giá proposto alle Continentali del CGIE, sarebbero le lezioni di italiano promosse dal MAE attraverso Internet´. Ció creerebbe nuovi posti di lavoro per giovani laureati in Italia e l'apprendimento della lingua italiana praticamente a costo zero per i giovani interessati all'estero.

Sono richieste basiche, realistiche, e sicuramente realizzabili con pochi sforzi da parte del Governo Italiano. Sappiamo che anche l’Italia attraversa momenti di difficoltá economica come del resto tutti i paesi del mondo. I giovani del Venezuela non vogliamo essere un peso in piú. Chiediamo soltanto un minimo di attenzione affinché il Governo possa porre in atto la tutela dei cittadini italiani ovunque essi siano e venga incontro alle nostre preoccupanti necessitá.

Suo devotissimo

Giovanni Margiotta

Presidente Agiv

1 comentario:

  1. Muy bueno el documento...esperamos respuestas...yo tuve la oportunidad de escribirle un mail a la ex-diputada italo-venezolana durante el gobierno Prodi, para que se activara en pro de alguna medida que facilitara el reconocimiento de los titulos de los hijos de emigrantes que decidieran residir a Italia, especialmente el caso de los venezolanos que nos vamos por temor a exponer a nuestra familia a la inseguridad reinante en Venezuela pero...el tiempo le ganò la partida y ya no espero respuesta...Una vez lo oi de un parlamentario definirnos como los mejores publicistas de las marcas italianas en el exterior y resaltar la importancia que tenemos en la promocion del export de Italia...El mensaje para mi fue claro: a los emigrantes y sus hijo mejor hay que darles lo que pidan siempre y cuando ello contribuya a mantenerlos fuera de Italia y haciendo el trabajo de promotor de ventas...

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